Chi viaggiando dal nord al sud America si imbattesse negli immensi campi di soia o mais noterebbe oltre al loro ordinato disegno geometrico una perfetta uniformità di colori rallegrandosi di tanta cura e precisione.
Eppure, successivamente, tornando con la mente a quella perfezione si accorgerebbe della mancanza di qualche cosa e riaffiorerebbe l’immagine di più tradizionali coltivazioni nostrane “macchiate” dall’esuberante rosso dei papaveri e dal delicato azzurro dei fiordalisi.
Quelle uniformi distese sono coltivazioni OGM cioè organismi geneticamente modificati, ne parliamo perché l’Unione Europea ha recentemente autorizzato la coltivazione in Europa di patate GM e una recente sentenza del Consiglio di Stato rende di fatto possibile, dai primi di Aprile, la coltivazione del mais GM in Italia.
L’ex ministro dell’agricoltura Zaia, nel trambusto elettorale, non ha fatto valere la sua dichiarata contrarietà, mentre il suo successore Galan intervenendo al direttivo di Confagricoltura tenutosi il 6 Maggio scorso ha delineato tra le sue priorità l’analisi dei dossier aperti, tra cui anche gli OGM, senza alcuna pregiudiziale e con l’obiettivo primario dell’innalzamento del livello di reddito del settore in un’ ottica di collaborazione con la filiera dell’agricoltura: in sostanza, porte aperte forse no ma socchiuse sì.
Le tecniche che utilizzano organismi viventi o parti di essi (batteri, lieviti, cellule vegetali o animali) al fine di ottenere beni o servizi sono in realtà antichissime, il latte che si trasforma in formaggio, il succo d’uva in vino sono esempi delle biotecnologie tradizionali in cui è la natura a determinare l’esito finale.
Le biotecnologie “avanzate” invece applicano le scoperte dell’ingegneria genetica e della biologia molecolare alla selezione di nuovi organismi e alla creazione di nuovi prodotti attraverso la ricombinazione del DNA che è la molecola, presente in tutte le cellule di ogni essere vivente, portatrice delle informazioni primarie per la vita ovvero le istruzioni necessarie alla cellula per svilupparsi, nutrirsi, riprodursi e rispondere agli stimoli ambientali.
La Direttiva europea 2001/18 definisce l’OGM “un organismo, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura…” attraverso tecniche che permettono di estrarre, isolare, modificare e trasferire frammenti di DNA da un individuo ad un altro, anche se appartenenti a specie diverse, per cui viene detto “trasformato” o “transgenico”.
La coltivazione di Piante GM introduce immediatamente il concetto di biosicurezza tanto che il termine “effetti indesiderati” è preso in considerazione sia dai favorevoli che dai contrari come sinonimo di effetto secondario non voluto o pericoloso associando le trasformazioni genetiche ad alti livelli di imprevedibilità, tanto che diversi prodotti già presenti sul mercato, quando analizzati una seconda volta con tecniche più aggiornate, spesso rilevano risultati imprevisti e non concordanti con i precedenti come ad esempio nei casi della soia Roundup Ready o del Mais MON 810 dove vennero mostrate perdite di sequenze di DNA, o come nel caso di una varietà di tabacco, Nicotiana lansgdorffii, trasformata con il gene del recettore glutirticoide del ratto che ha mostrato una interferenza imprevista nel metabolismo ormonale della Nicotiana: l’autofecondazione delle piante transgeniche ha portato ad un aumento della sterilità e alla riduzione della loro vitalità.
Se ad oggi non sono dimostrati effetti negativi diretti sulla salute umana è sui territori coinvolti che si rilevano serie conseguenze, infatti, la fertilità del terreno e la sua capacità di nutrizione delle piante è dovuta alla presenza di diversi microrganismi del suolo capaci di stabilire positive simbiosi mutualistiche con la maggior parte delle piante.
L’introduzione di colture transgeniche resistenti a erbicidi e insetti, orientate alla omogeneità produttiva, comporta massicci trattamenti erbicidi per tutto il ciclo vitale della pianta che modificano la composizione e la diversità delle comunità microbiche del suolo con conseguente impoverimento di fertilità dei terreni e riduzione di biodiversità: chi volesse cambiare coltura non potrebbe farlo per lungo tempo.
Tra i problemi che i sostenitori degli OGM si propongono di risolvere con il supposto aumento di produzione, quello della fame nel mondo è, senza dubbio, il più rilevante, il ragionamento apparentemente serio cozza con la realtà tipica dei paesi avanzati che soffrono proprio di una pesante sovrapproduzione agricola che viene disincentivata a suon di contributi pubblici e distrutta. E’ sconcertante l’occultamento della verità anche da parte dei grandi mezzi d’informazione intorno alla reale disponibilità di risorse alimentari mondiali, di fatto si produce una quantità di cibo assolutamente superiore a quella necessaria per sfamare il mondo, pertanto è fuorviante proporre gli OGM come soluzione a questo problema e se intere popolazioni continuano a soffrire la fame, la loro sicurezza e indipendenza alimentare dipende essenzialmente dal loro potere d’acquisto e non tanto dalla disponibilità fisica di cibo.
Sono di natura politica, economica, culturale, organizzativa, ecc. i problemi da risolvere e non certo legati alla scarsità della produzione o alla mancanza in natura di specie vegetali che si adattino alle più disparate condizioni ambientali, ed è oltre modo preoccupante e gravido di rischi il passaggio del controllo dell’agricoltura dal settore pubblico, gestito dalle politiche agricole nazionali ed internazionali, a quello privato, gestito dalle multinazionali private, in cui l’unica regola che fa muovere il mercato è il profitto e non certo la soluzione della fame nel mondo.
Le biotecnologie “avanzate” abbracciano tutti i metodi di modificazione genetica basati sulle tecniche del DNA ricombinante e della fusione cellulare, trovano applicazione in numerosi campi come quello sanitario, farmaceutico, zootecnico, energetico, ambientale ed è sbagliato schierarsi ideologicamente a priori contro una tecnica che in questi campi può portare vantaggi e benefici,
Ma nel settore agroalimentare il rifiuto è più che giustificato tanto più in Italia e in tutta Europa in quanto la proliferazione degli OGM comporta l’omologazione degli alimenti a discapito delle molteplici produzioni tipiche e delle diverse qualità dei prodotti che rappresentano un punto di forza della nostra economia oltre che un valore culturale irrinunciabile.
Antonio Borsotti