La cosa più importante oggi è definire una nuova idea politica, solida e convincente. I valori del progresso sono oggi più che mai validi, ma vanno ridefiniti seguendo l’evoluzione della società e dei problemi che il mondo ci chiede di affrontare. Gli Ecologisti Democratici nascono anche per questo. L’ambiente, il patrimonio naturale, sono la risorsa sulla quale l’uomo innesta il proprio sviluppo, la propria realizzazione, il proprio benessere. Comprometterla significa compromettere il presente e il futuro. Stiamo già pagando il prezzo dello sfruttamento smodato della natura, della sua capacità di rigenerarsi e di fornirci i servizi unici che ci consentono di avere un’esistenza equilibrata e felice. Questa consapevolezza è ormai entrata, anche se tardi, nella agenda politica internazionale e sempre di più pervade la nostra coscienza. La realizzazione materiale e spirituale è legata all’equilibrio che abbiamo con l’ambiente e gli esseri viventi. L’uomo non è separato dalla biosfera, convive e dipende strettamente da ciò che lo circonda. Il delirio consumista, produttivista, e sviluppista che ha drogato il pianeta e invaso le nostre vite, è rovinato clamorosamente e inevitabilemente con la crisi economica mondiale. E’ rovinato mostrando tutti i suoi limiti, lasciando una società profondamente indebitata con il patrimonio ambientale, finanziario e morale e spirituale. Non è quello il modello per nuovi traguardi di “sviluppo”, quello vero, cioè l’evoluzione verso un nuovo benessere condiviso. Questo modello è stato assecondato e condiviso, non solo dall’ideologia liberista (che non ha niente a che fare con quella liberale) che ha governato il mondo negli ultimi decenni, ma talvolta anche la sinistra ha prestato il fianco. Bisogna partire di qui per rifondare una nuova base ideale per il futuro. Compito difficile nel nostro paese dove risiede un governo populista, inconcludente, nuclearista ideologico, e a tratti intollerante, “negazionista” dal punto di vista ambientale. Il Senato della Repubblica ha approvato un ordine del giorno che nega i mutamenti climatici indotti dall’attività dell’uomo, negando che esistano i fenomeni, provati dalla comunità scientifica internazionale, dell’innalzamento dei mari e dello scioglimento dei ghiacci, affermando addirittura l’effetto positivo dell’eventuale aumento della temperatura del pianeta! Un po’ come quelli che negano la Shoà. Sarà la storia a giudicare questi gesti folli. Non può essere questa la sensibilità dei cittadini italiani, che meritano un linguaggio di verità, di giustizia, di libertà, che parli ai propri figli, che porti l’obiettivo, alto e nobile, della sostenibilità ambientale. Non aiuta inoltre un’opposizione che si divide sui nomi dei partiti e sulle liste elettorali, sulle persone e sui gruppi dirigenti, anziché confrontarsi su quale idee per un governo alternativo, aggiornandosi rispetto agli schemi del passato. Certo, lo strapotere mediatico del premier droga la democrazia italiana, ne avvilisce e umilia i valori più alti. Ma abbiamo dalla nostra parte la rete e internet grazie alla quale, chi vuole, può approfondire la realtà e capire quanto sia deviante e malato l’abuso della televisione. E’ ora di finirla con gli odii di partito, o tra i partiti. Di partiti ne bastano pochi, e il PD nasce proprio per la semplificazione politica e la deideologizzazione. La differenza non la fanno tanto i partiti, quanto le persone e le idee di cui sono portatrici. Al PD, per diventare quello che merita, un grande partito di popolo, serve l’entusiasmo e l’opinione delle persone, di tantissime persone. Il PD non chiede e non deve chiedere a ciascuno di avere la stessa opinione, ma noi dobbiamo chiedere al PD di fare una buona sintesi e di darci un’identità vera e democratica. Alle porte c’è una scadenza vitale: il congresso. E’ l’occasione che può rappresentare la riscossa. Servirà un confronto di idee e candidati profondo e leale, per dare forza alla base ideale del PD. Personalmente spero che le candidature a segretario siano molte e appassionanti, che i programmi si confrontino, anche con asprezza, ma con correttezza. Gli Ecologisti Democratici sono un’associazione e dovranno lavorare perchè col congresso si rafforzi ancora nel PD il valore della sostenibilità, stando sui contenuti, senza schierarsi. Ogni ecologista deve partecipare al congresso impegnandosi al affinchè l’ambiente, l’ecologia, un nuovo modello di sviluppo, la green economy, siano la base nel programma del candidato che riterrà di sostenere. Personalmente, prima di decidere chi appoggiare, aspetto i programmi e le idee di ciascun candidato, e quindi quali e quanti saranno gli aspiranti segretari. Urge il ricambio generazionale nella politica italiana, nazionale in particolare. Il ricambio generazionale non è solo una questione anagrafica, ma di approccio, di contenuti, di lettura della società, di visione. Un’ampia partecipazione di candidati potrà arricchire la scena, solo nel confronto tra le diversità può nascere la sintesi vincente, quell’identità che ancor oggi non è ben definita. Trasformare il problema del surriscaldamento globale del pianeta in opportunità significa parlare di economia verde, significa immaginare un nuovo modello di società. Significa passare ad un’economia civile, mutualistica, dove il gioco economico non deve più essere quello dei capitali sulle persone, ma quello delle persone sui capitali. Del lavoro, della piccola e media impresa, di quella grande governata democraticamente, delle associazioni, dello stato che ordina e disciplina la libertà di tutti. Sui nostri territori, sensibili alle avanguardie politiche, già si intravedono i segnali di un cambio di rotta. Pensate all’energia rinnovabile e a quello che si appresta a diventare la nostra provincia, nonostante i tanti problemi, grazie al lavoro incessante di amministrazioni, imprese, associazioni e lavoratori. Dico questo perchè un nuovo paese è veramente possibile, ma servono la forza, il coraggio e la fiducia e le idee di tutti voi. Le elezioni europee hanno purtroppo segnato una forte, ulteriore, battuta d’arresto per le forze progressiste, confermandone la profonda crisi. Su tutto la fortissima e inedita immigrazione, ormai da più di un decennio a questa parte, ha fatto trovare impreparate le forze della sinistra a dare una risposta contro paura e smarrimento. Questo, apparentemente, non c’entra molto con l’ecologia, ma la sinistra non ha più tempo per imparare a capire quali sono le emergenze e a dare risposte pronte e credibili. L’immigrazione incontrollata genera, anche in Italia, insicurezza, aumento della criminalità e della conflittualità sociale. E’ un dato di fatto, un problema gravissimo, un problema che non va, oggi, derubricato come altri in mezzo ad un programma elettorale. L’errore è stato consentire un flusso incontrollato di migranti senza disporre di strumenti e risorse per governarli. Per la sinistra rincorrere il problema e non affrontarlo di petto e con la priorità che meritava è stato un errore fatale e ripetuto. Lo Stato non riesce a far rispettare le leggi che ci sono. Non è una questione di pene più dure, ne tanto meno di imbarbarimento dei mezzi di polizia, come invece propone il Governo, peggiorando la situazione. Servono subito più risorse alle forze dell’ordine, e non le ronde. Ce lo ricordano tutti i giorni i sindacati di polizia. Soldi per controllare le frontiere, per i rimpatrii, per la benzina, per il controllo del territorio, capillare ed efficiente. I volontari improvvisati per la sicurezza peggiorano la situazione e creano ulteriore tensione, tanto più se hanno il porto d’armi. Ogni mestiere a chi lo sa fare. Le ronde ci fanno tornare in mente i tempi più bui di questo paese. Non vogliamo rivederli. Lo Stato deve essere più presente e far rispettare le leggi che ci sono con efficienza e velocità. L’efficenza della giustizia non è più rinviabile. La sua lentezza è il dramma dell’Italia. Vedere l’esercito per le strade d’Italia significa aver toccato il fondo, significa aver perduto la normalità. Più risorse si ottengono con una lotta severa all’evasione fiscale, cosa che il governo Prodi aveva efficacemente avviato e non eliminando l’ICI, una delle imposte più efficenti dal punto di vista federalista. Lo Stato vede ogni giorno aumentare il deficit, ogni giorno assistiamo a nuovi record. Bisogna arrestare il trend. Il default degli stati nazionali non è solo un ipotesi teorica. Qualificare la spesa pubblica, combattere l’evasione, con un’attenzione particolare alle fasce più ricche della società, come sta facendo Obama. I debiti nei quali stiamo affogando saranno pagati, se continuiamo così, dai soliti noti, cioè dalle persone più deboli e povere. L’immigrazione va bene quando è in regola, e le regole sono uguali per tutti. L’accesso allo stato sociale dovrà avvenire per gli stranieri proporzionalmente alla loro contribuzione al pubblico, anche se ovviamente i diritti inalienabili dell’uomo debbono essere garantiti per chiunque, in Italia come altrove. La nostra gente è esasperata dalla microcriminalità e dalla criminalità organizzata alimentata all’immigrazione clandestina. La solidarietà si fa anche combattendo lo sfruttamento umano. E’ ora che tutta la sinistra si svegli su questo. Recuperare credibilità oggi significa capire cos’ha nell’agenda politica la gente. E nell’agenda politica, come mostra il voto europeo c’è un’altra indicazione precisa alla sinistra. Serve più ambiente. Per esempio dobbiamo combattere con molta più convinzione il delirio nuclearista di questo governo. L’energia nucleare con la tecnologia attuale è troppo costosa. Abbattiamo i miti. Non è vero che costa meno e consente all’Italia di ridurre il gap energetico. Basta vedere cosa indicano le università su questo o cosa succede negli altri paesi avanzati. E’ un’energia conveniente per i cittadini solo se sovvenzionata dallo stato, il chè è una contraddizione. Si alla ricerca sul nucleare e su tutte le varie fonti energetiche per trovare le vie più sostenibili. Lo stato italiano ha praticamente azzerato gli investimenti in questa direzione, come testimonia la fuga all’estero dei cervelli, Rubbia in testa. Il nucleare attuale non risolve i problemi di sicurezza, vedi i recenti incidenti in Francia (dovremmo convincere i francesi su questo, anziché imitarli nella loro via scorretta, gli errori degli altri non sono mai una giustificazione per i propri), non risolve il problema delle scorie (non siamo ancora riusciti a chiudere in Italia le vecchie centrali), prima che sia pronta la prima centrale passeranno almeno 10 anni….. quanto tempo e miliardi di euro sprecati, che potevano essere investiti meglio! La strada da imboccare è quella da subito del risparmio e della ristrutturazione delle reti, che genera ritorni a breve termine: delle fonti alternative, fotovoltaico, eolico, geotermico,biomasse a filiera corta, per citarne alcuni; della riconversione a metano delle centrali a olio combustibile o a carbone. Su questo non ci sono 10 anni per aspettare, bisogna agire subito, secondo la via tracciata dall’Unione Europea. Che frustrazione vedere il governo italiano che in Europa cerca di frenare e di mediare al ribasso gli obiettivi, vedendo come un costo qualsiasi innovazione. Per non parlare dell’altro delirio di onnipotenza italiano: il ponte sullo Stretto di Messina. Miliardi di euro da uno Stato già profondamente indebitato per fare una cosa che è l’ultimo dei problemi dell’Italia. Abbiamo la rete stradale dissestata, e i pochi soldi disponibili dove si spendono? Le poche risorse devono andare nella mobilità ferroviaria diffusa, nelle ristrutturazioni stradali, e nelle poche infrastrutture veramente indispensabili. Altrimenti facciamo vincere la logica, oggi apparentemente imperante, di chi vuole costruire il terzo piano della propria casa, prima di ristrutturare il primo e il secondo. Come si capisce da questi pochi esempi la nostra idea può e deve essere alternativa, comprensibile e onesta. Noi stiamo con chi vuole nuova Italia, un nuovo mondo.
Stefano Patrizi